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10 Marzo 2020

Ore 20:30

  • Questo evento è passato.

Titolo: 82 Pietre

Autore: Simone Corso

Compagnia: Nutrimenti Terrestri

Credits:

con Antonio Alveario, Simone Corso, Adriana Mangano

regia di Simone Corso e Adriana Mangano

luci Renzo Di Chio

allestimento Mariella Bellantone

assistente alla regia Stefania Catalfamo

costumi Cinzia Preitano

foto di scena Giuseppe Contarini

comunicazione Marta Cutugno

produzione Maurizio Puglisi


Sinossi:

Una ragazza nuda si aggira sotto la neve che cade fitta per le strade di un piccolo paese montano. Non ha niente con sé, se non un sacchetto pieno di pietre, 82 pietre. Il maresciallo Fugazzotto e il brigadiere Sciacca proveranno a capire di chi si tratti e cosa l’ha portata ad Altarupe quella sera: la giovane non proferisce parola e non interagisce in nessun modo con la realtà che le si muove intorno come se fosse sospesa, in attesa di qualcosa o qualcuno. Ogni comunicazione è interrotta dalla burrasca di neve, la più forte di sempre, e in questo Cocito terrestre i dubbi e i demoni che stavano assopiti nei cuori dei due protagonisti trovano corpo. La presenza muta e nuda della ragazza porrà Sciacca e Fugazzotto di fronte a qualcosa di insondabile, un mistero che dialoga coi quesiti irrisolti che albergano nell’antro più oscuro della loro anima.

Quel corpo nudo, vulnerabile, il suo apparire nelle loro placide vite (e in quelle di tutti noi) funge da detonatore per spogliarci del vestito che portiamo addosso e cucirne uno nuovo, diverso per forma e forse più scomodo, ma che ci ripari dal gelo che soffia dall’interno del nostro cuore.

In quest’epoca in cui l’immagine entra prepotentemente nel lessico della comunicazione umana l’apparire di qualcosa o qualcuno che non fa parte di un determinato canone di comprensibilità viene evidenziato e corretto come una parola scritta male dentro un testo. Come esseri umani tendiamo sempre a categorizzare la realtà che ci circonda per farla rientrare nell’ordine delle cose per come le abbiamo sempre intese, tenendo così sopite le nostre paure, ma questo pone degli ovvi limiti alla conoscenza del mondo, appiattisce le differenze e spesso, ci fa accettare l’orrore come qualcosa di necessario o sideralmente lontano dalle nostre vite. Così l’immagine di un attentato o di un omicidio vista e rivista attraverso lo schermo dei devices che portiamo in tasca resta, in qualche misura, ingabbiata dentro quei 5 pollici e non ci ferisce più, non intacca la nostra coscienza perché è qualcosa che crediamo di star comprendendo.

82 pietre prova a tirar fuori da quella gabbia di significati usa e getta uno specchio dentro cui guardare e imparare a riconoscere il nostro volto nei tratti di qualcun altro che prima, semplicemente, pensavamo non fossimo.