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31 Ottobre 2021

Ore 16:30

Titolo: IL MALATO IMMAGINARIO – L’ULTIMO VIAGGIO

Credits:

soggetto originale e regia Marco Zoppello 

con (in ordine alfabetico) Sara Allevi, Anna De Franceschi, Michele Mori, Stefano Rota, Marco Zoppello 

scenografia di Alberto Nonnato 

costumi di Laura Salvagnin 

disegno luci di Paolo Pollo Rodighiero 

maschere di Roberto Maria Macchi 

 

Produzione StivalaccioTeatro / Teatro Stabile del Veneto 

Realizzato con il sostegno di 70° Ciclo di Spettacoli Classici

debutto Teatro Olimpico di Vicenza – 27 e 28 settembre 2017 

 

assistente alla regia Giulio Canestrelli / realizzazione costumi Antonia Munaretti / realizzazione parrucche laboratorio “Carlotta” – Venezia / calzature Aldo Biasibetti / datore luci Matteo Pozzobon / responsabile di produzione Federico Corona / amministrazione Elisa Dal Zotto / foto di Serena Pea / progetto grafico Caterina Zoppini 


Sinossi:

17 febbraio 1673. La quarta recita de Il malato immaginario è a rischio, tra i lavoratori del Palais Royal si parla di annullare lo spettacolo, il Maestro non è dell’umore per andare in scena e gli attori della compagnia se ne tornano a casa. Tocca a Pasquati il disperato tentativo di portare a termine la serata ricorrendo nientemeno che ai vecchi compagni dello Stivale, pregandoli di quest’Ultimo Viaggio. L’insistenza dei tre commedianti è inarrestabile, Molière è costretto a cedere: lo spettacolo deve continuare! A complicare la situazione un ritorno inaspettato: Madeleine Poquelin, figlia di Molière, fuggita dal convento dove era rinchiusa. Prende il via la celebre ed esilarante storia del Malato Argante, vecchio ipocondriaco che, tra purghe e salassi, va dissipando la propria fortuna. Tra le astuzie della serva Tonina si intessono e si cantano gli amori ostacolati della dolce Angelica con il giovane Cleante, il tutto sotto l’occhio di Belinda, seconda moglie di Argante, intenta ad accaparrarsi la fortuna del vecchio marito. È una recita particolare, quella che si rappresenta al Palais Royal quella sera, tra i lazzi, le improvvisazioni e le maschere grottesche dei Commedianti le ombre si allungano sui fondali dipinti, i bagliori delle candele si affievoliscono rischiando di spegnersi al primo soffiare del vento. Il Malato Immaginario è una farsa perfetta. Molière, da veterano della risata, costruisce nell’ultima sua opera una macchina teatrale inattaccabile, tratteggiando personaggi classici e moderni allo stesso tempo. Egli mette in scena la forza e vitalità dell’amore giovanile contrapposta con la più grande paura dell’umano: il passare del tempo. Un ultimo viaggio, ancora una volta, tra la polvere del palcoscenico, le corde, i tiri e i contrappesi. Un inno alla vita, alla risata e alla bellezza, cantato dai saltimbanchi, condito di una farsa feroce, intrisa di amore per il pubblico. I testi diventano, nuovamente, pre-testi, condizioni di partenza per spiccare il salto nell’universo molieriano, giocandoci, improvvisandolo, cantandolo, mimandolo nel gioco più totale del teatro, che deve essere vivo, estemporaneo e tangibile quanto la Commedia, specchio incrinato dell’umano. Vivo è il teatro, dunque, quando viva è la Commedia.